Pagina:Eneide (Caro).djvu/220

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[720-744] libro iv 179

Con fera imago, che turbata e mesta
La tenea sempre. Le parea da tutti
Restare abbandonata, e per un lungo
E deserto cammino andar solinga
De’ suoi Tirii cercando. In cotal guisa
Le schiere de l’Eumenidi vedea
Pèntëo forsennato, e doppio il sole
E doppia Tebe. In cotal guisa Oreste
Per le scene imperversa, e furïoso
Vede, fuggendo, la sua madre armata
Di serpenti e di faci, e ’n su le porte
Le Furie ultrici. Or poi che la meschina
Fu da tanto furor, da tanto affanno
Oppressa e vinta, e di morir disposta,
Divisò fra se stessa il tempo e ’l modo:
Ed Anna, sì com’era afflitta e mesta,
A sè chiamando, il suo fiero consiglio
Celò nel core, e nel sereno volto
Spiegò gioia e speranza: Anna, dicendo
Rallegrati con me, che al fin trovato
Ho com’io debba o racquistar quell’empio,
O ritormi da lui. Nel lito estremo
De l’Oceán, là dove il sol si corca,
De l’Etïopia a l’ultimo confino,
E presso a dove Atlante il ciel sostiene,

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