Pagina:Eneide (Caro).djvu/231

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
199 l'eneide [995-1019]

995Lagrimando e pensando alquanto stette,
Sopra vi s’inchinò col ferro al petto,
E mandò fuor quest’ultime parole:
     Spoglie, mentre al ciel piacque, amate e care
A voi rendo io quest’anima dolente.
1000Voi l’accogliete: e voi di questa angoscia
Mi liberate. Ecco, io son giunta al fine
De la mia vita, e di mia sorte il corso
Ho già compito. Or la mia grande imago
N’andrà sotterra: e qui di me che lascio?
1005Fondata ho pur questa mia nobil terra;
Viste ho pur le mie mura; ho vendicato
Il mio consorte; ho castigato il fiero
Mio nimico fratello. Ah, che felice,
Felice assai morrei, se a questa spiaggia
1010Giunte non fosser mai vele troiane!
E qui su ’l letto abbandonossi, e ’l volto
Vi tenne impresso; indi soggiunse: Adunque
Morrò senza vendetta? Eh, che si muoia,
Comunque sia: così, così mi giova
1015Girne tra l’ombre inferne: e poi ch’il crudo,
Mentre meco era, il mio foco non vide,
Veggalo di lontano, e ’l tristo augurio
De la mia morte almen seco ne porte.
Avea ciò detto, quando le ministre

[649-663]