Pagina:Eneide (Caro).djvu/308

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[545-569] libro vi. 267

Quando così la vergine rispose:545
Ah, Palinuro, e qual dira follía
A ciò t’invoglia? Non sepolto adunque
L’acque di Stige e la severa foce
Traiettar de l’Eumenidi presumi?
Tu di qui tôrti a l’altra riva intendi550
Senza comiato? Indarno, indarno speri
Che per nostro pregar fato si cangi.
Ma con questo t’acqueta, e ti conforta
De l’infortunio tuo: chè quelle terre
Vicine al luogo, ove il tuo corpo giace,555
Da pestilenza e da prodigi astrette,
Lo raccorranno, e con solenne rito
Gli faran sacrifici, esequie e tomba;
E da te per innanzi avrà quel loco
Di Palinuro eternamente il nome.560
Lieto d’un tanto onore, e consolato
Da tale annunzio, il travagliato spirto
Restò contento ed appagato in parte.
     Indi il cammin seguendo, a la riviera
S’approssimaro; e il passeggier da lunge,565
Poichè senza far motto entro a la selva
Passar gli vide e ’ndirizzarsi al vado:
Olà, ferma costì, - disse gridando -
Qual che tu sei, ch’al nostro fiume armato

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