Pagina:Eneide (Caro).djvu/422

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[770-794] libro viii. 381

Son pieni i liti: ognun freme, ognun chiede
Che si spieghin l’insegne. Un vecchio solo
Aruspice e ’ndovino è, che sospesi
Gli tiene infino a qui: Gente meonia,755
Dicendo, - fior di gente antica e nobile,
Benchè giusto dolor contra a Mezenzio,
E degn’ira v’incenda, incontro a Lazio
Non movete voi già; ch’a nessun Italo
Domar d’Italia una tal gente è lecito,760
S’esterno duce a tant’uopo non prendesi.
Così parato, e per timor confuso
Del vaticinio stassi il campo etrusco.
E già Tarconte stesso a questa impresa
M’invita, e già mandato a presentarmi765
Ha la sedia e lo scettro e l’altre insegne
Del tosco regno, perch’io re ne sia,
Ed a l’oste ne vada. Ma la tarda
E fredda mia vecchiezza, e le mie forze
Debili, smunte e diseguali al peso770
Fan ch’io rifiuti. Esorterei Pallante
Mio figlio a questo impero, se non fosse
Che nato di Sabella, Italo anch’egli
È per materna razza. Or questo incarco
Dagli anni, da la gente, dal destino,775
Dal tuo stesso valore a te si deve.

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