Pagina:Eneide (Caro).djvu/466

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
[720-744] libro ix. 425

D’Eurïalo e di Niso, e con le grida720
Ne féro onta e spettacolo a’ nemici.
     I Teucri arditamente in su le mura
Da la sinistra incontra si mostraro;
Chè la destra dal fiume era difesa.
E chi da le trincee, chi da le torri725
Stavan dolenti rimirando i teschi
Ne l’aste affissi polverosi e lordi,
Ch’ancor sangue gocciando eran pur troppo
Così lunge da’ miseri compagni
Raffigurati a le fattezze conte.730
Spiegò la fama le sue penne intanto,
E la trista novella in ogni parte
Sparse per la città, sì ch’agli orecchi
De la madre d’Eurïalo pervenne.
Corse subitamente un gel per l’ossa735
A la meschina; e da le man le usciro
Le sue tele e i suoi fili. Indi, rapita
Dal duolo e da la furia, forsennata
E scapigliata ne la strada uscío;
E per mezzo de l’armi e de le genti740
Correndo, e mugolando, senza téma
Di periglio e di biasmo, andò gridando,
E di questi lamenti il cielo empiendo:
Ahi, così concio, Eurïalo, mi torni?

[466-481]