Pagina:Eneide (Caro).djvu/554

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[170-194] libro xi. 513

Non è con voi; ma ’l vostro re s’è tolto170
Da l’amicizia mia: s’è confidato
Più ne l’armi di Turno, e Turno ancora
Meglio e più giustamente in ciò farebbe,
S’a questa guerra sol con suo periglio
Ponesse fine. E poichè si dispose175
Di cacciarmi d’Italia, il suo dovere
Fòra stato che meco, e con quest’armi
Diffinita l’avesse. E saria visso
Cui la sua propria destra e Dio concesso
Più vita avesse; e i vostri cittadini180
Non sarian morti. Or poichè morti sono,
Io me ne dolgo, e voi gli seppellite.
     Restaro al dir d’Enea stupidi e cheti
I latini oratori, e l’un con l’altro
Si guardarono in volto. Indi il più vecchio,185
Drance nomato, a cui Turno fu sempre
Per sua natura e per sua colpa in ira,
Rotto il silenzio, in tal guisa rispose:
O di fama e più d’arme eccelso e grande
Troiano eroe, qual mai fia nostra lode190
Che ’l tuo gran merto agguagli? e di che prima
Ti loderemo? ch’io non veggio quale
In te maggior si mostri, o la giustizia,
O la gloria de l’armi. A questa tanta

Caro. — 33.[112-127]