Pagina:Eneide (Caro).djvu/578

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[770-794] libro xi. 537

Corrono a la muraglia. E d’altra parte770
Da gran corteo di donne accompagnata
Con doni e preci di Minerva al tempio
Va la regina, ed ha Lavinia seco,
La vergine sua figlia, onde venuta
Era tanta ruina: e di ciò mesta,775
Porta i begli occhi lagrimosi e chini.
Seguon le madri e d’odorati incensi
Vaporando il delubro, in flebil voce
Pregano in su la soglia: Armipotente
Tritonia, tu che puoi, la possa e l’armi780
Frangi al frigio ladrone, e di tua mano
Anciso in su la porta me lo stendi.
     Esso re Turno da la furia spinto
Ricorre a l’armi; e di squamoso acciaro
E d’òr già tutto orribile e splendente,785
Cinto di brando, e sol del capo ignudo
Lieto mostrossi, e di speranza altiero
Di vedere il nemico. E ’n quella guisa
Da la ròcca scendea che da’ presepi
Sciolto destriero esce ruzzando in campo,790
O ch’amor di giumente, o che vaghezza
Di verde prato, o pur desio lo tragga
Del noto fiume; che sbuffando freme,
E ringhia e drizza il collo e squassa il crine.

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