Pagina:Eneide (Caro).djvu/596

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[1220-1244] libro xi. 555

1220Cloro un giovine ideo che sacerdote
Era già di Cibele. I Frigi tutti
Non avean chi di lui fosse ne l’armi
Più riccamente adorno. Un suo corsiero
Per lo campo spingea, di spuma asperso,
1225Cinto di barde e d’acciarine lame
Come di scaglie e di leggiadre piume
Leggiadramente inteste. Un arco d’oro
Gli pendea da le spalle, una faretra
A la cretese. In testa, in gambe, in dosso
1230D’armi e d’arnesi in barbara sembianza,
Di peregrina purpura e di seta,
Di bisso, di teletta e d’ostro e d’oro
Tutto coverto, tutto ricamato,
Tutto trinciato; e saettando andava.
     1235Costui veduto, ogni altra impresa indietro
Lasciando, a lui si volse o per vaghezza
Di consecrar le sue bell’armi al tempio,
O pur che di sì vago ostile arnese
Di gir pomposa cacciatrice amasse.
1240Basta che per le schiere incauta, ardente,
E, come donna, vogliolosa e folle
De l’amor de la preda e de le spoglie,
Contro a lui se ne giva; allor ch’Arunte,
Dopo molto appostarla, alfin le trasse,

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