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Pagina:Enriques - Problemi della scienza, 1906.djvu/63

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fatti e teorie 51


Codesto riconoscimento ha una base nello studio dei fenomeni dell’attenzione, e segnatamente nei fatti rivelati dalla Psicologia fisiologica, che concernono l’adattamento degli organi di senso e l’ufficio dei nervi motori. Così, p. es., l’Ottica fisiologica ha chiarito quale parte spetti all’accomodamento dell’occhio, e ai movimenti volontarii di questo, nella visione.


§ 4. Il supposto nella realtà.

Cerchiamo di stringere più da vicino la definizione della realtà, e vediamo quindi come si estenda.

Il nostro criterio contempla direttamente la constatazione del reale, nell’atto in cui essa si compie. Tuttavia la credenza in qualcosa che fu percepito come reale, permane nella nostra mente come quella che ci dà un invariante, sia che si tratti di un oggetto materiale o di una relazione fra oggetti. Vi è in ciò la supposizione che, riproducendo le condizioni richieste, si riproducano le sensazioni che trovammo legate ad esse, in modo invariato.

Nel caso più semplice, codesta supposizione equivale a fingere una constatazione permanente che crediamo potere aggiungere alla realtà presente. Vi sono però altre cose reali che pensiamo come aventi un’esistenza nel tempo: p. es., un’azione, un movimento, ecc., che pure si possono riprodurre in condizioni determinate. Anche qui riconosciamo un invariante, ma in un senso più largo.

Ma altre riflessioni ci costringono ad estendere ulteriormente questo concetto della realtà.

Quando si tratta di un fenomeno, che riguardiamo compiuto nel tempo, noi ci poniamo la questione, indipendente dalla sua riproducibilità, se esso fu realmente in un dato momento. La sussistenza storica di un fatto, e l’invarianza di un certo rapporto fra condizioni e sensazioni riconosciuto in esso, appariscono due questioni ben distinte. La differenza è proprio irreducibile?

Sospendiamo il giudizio e volgiamoci ad un’altra riflessione.

Le condizioni di un fatto, non sempre sono riproducibili a volontà; talora s’incontrano per ciò delle difficoltà che vanno fino ad una impossibilità pratica; talora occorre aspettare il verificarsi di circostanze che non dipendono da noi o ne dipendono soltanto in parte. In questi casi la credenza nel fatto non può tradursi ad ogni momento in un’attesa; per dir così il reale non è sempre disponibile. Che valore ha allora il supporre che esso si aggiunga alla realtà presente?

Riflettiamo. I fatti che sono nella realtà presente vengono delimitati volontariamente da noi. Così, p. es., vediamo delle finestre, delle porte, ecc., oppure la facciata di una casa; degli alberi, delle piante, dei viali o un giardino, ecc. Insomma gli elementi associati a comporre più oggetti possono associarsi in un altro ordine di rapporti a formare altri oggetti, od un oggetto