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fatti e teorie 57

§ 9. Valore biologico della credenza nella realtà.

Abbiam visto che la credenza in qualcosa di reale implica sempre una supposizione, alla quale si appoggiano le nostre attese o previsioni.

Il valore pratico di tale supposizione è la norma che ne deriva alla volontà, in quanto essa si proponga il conseguimento di dati scopi.

Sotto questo aspetto ogni discussione intorno.alla legittimità del supporre appare oziosa, se non in quanto essa volga sui criterii che possono dare maggior fiducia alle singole previsioni. Nel qual senso l’esperienza ci ammaestra come si possa estendere illimitatamente la cerchia delle prime supposizioni, giungendo a rendere effettive le previsioni più remote.

Fuori di questa esperienza scientifica, una pregiudiziale resta priva di ogni contenuto positivo. Le conclusioni della filosofia scettica o idealistica possono insegnarci soltanto questo, che la supposizione di qualcosa di reale non può essere inferita da altro principio superiore. Ma d’altra parte ciò non le aggiungerebbe nulla, perchè nessun uomo può seriamente metterla in dubbio, cioè regolare le sue azioni come se non partecipasse alla credenza nel reale. Infatti questa credenza è fondamento necessario alla vita stessa; cui non ci è dato di rinunzfare, fino a che si viva.

C’è dunque qui un’espressione della nostra attività volitiva, come fu giustamente rilevato dalla scuola empirica inglese.

Si noti però! ciò non significa punto che la credenza suddetta, come è voluta, possa essere disvoluta; poiché si tratta di una condizione primitiva per ogni esercizio del volere, la cui negativa implicherebbe l’assurdo di una volontà intrinsecamente contradditoria, che annulla sè stessa.

Soltanto in casi particolari, la volontà, mossa da! timore o dal desiderio, può influire sulla credenza, inibendo l’applicazione dei criterii coi quali riconosciamo la realtà o non realtà di una cosa; e tale influenza può anche divenire sistematica in certi ordini di questioni, ove la falsa previsione sia più difficilmente smentita. Ma codesti casi non ci toccano. Nel nostro studio, ispirato al solo scopo del vero, eviteremo per quanto sarà possibile, tutte le occasioni in cui la prospettiva di conseguenze, volute o non volute, turbi il sereno giudizio che si addice alla filosofia scientifica.

§ 10. Il postulato della conoscenza.

Abbiamo cercato di analizzare il concetto ed il valore della realtà, che risulta chiarito, sotto varii aspetti, nei paragrafi precedenti. Cerchiamo ora di riassumere schematicamente il resultato della critica, enunciando il contenuto della nostra credenza, col seguente postulato:

Vi sono degli aggruppamenti fissi e indipendenti da noi, fra le nostre volizioni effettive o supposte, e le sensazioni che ne conseguono, prese, le une e le altre, in un certo senso astratto; essi corrispondono a ciò che chiamiamo