Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/12

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chi, e da quella di Erodiano stesso che il celebre Poliziano volse in latino con modi elegantissimi e tutti pvoprj di quella lingua, ho fuggito a tutto mio potere l’errore dimoiti altri, ingegnandomi di dare alla mia versione il corso e le dolcezze proprie della italiana favella; e dove appaiasse il contrario, confesso ingenuamente ciò esser proceduto dalla bassezza dell’ingegno mio, che non ha potuto aggiungnere a quelle doti, che si è sforzato di conseguire.

Riprendendo ora il discorso di Erodiano, io vengo a ragionare di quelle parti della sua storia che si attengono al sentimento. Erodiano ha tolto a scrivere di cose che o vide, o udì, o sperimentò esso stesso, per essere, come ci dice, vivuto in cariche pubbliche e principali. Ed in vero non può non consentirglisi, che, per non partirsi dalla verità cui è sagra la istoria, siesi egli grandemente adoperato, nulla avere aggiunto che noi patisse la materia, siccome quegli che non scrivea una storia incognita, o che avesse bisogno di testimonj, ma tale ch’era ancora nella mente di quelli che la leggeano. Ch’egli non si estende al di là di anni sessanta, come accenna nel proemio, e come apparisce da’ tempi stessi de’ quali fa la narrazione, parendomi non esser luo-