Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/150

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
146 erodiano


tono a lui che discorrea tutto il palazzo, e si accompagnano seco. Gran tumulto si levò tra il popolo nel vedere il principe trascorrere per mezzo la città in tanta fretta, e in su la sera. Quando e’ fu nel campo, entrò in quella cappella, nella quale sono esposte le insegne e bandiere dell’esercito, e prosteso in terra ringraziava gl’Iddii, e votava loro la sua salvezza. Itone l’avviso a’soldati che si trovavano allora o a bagnarsi o a riposare, corrono là entro tutti spauriti; e Antonino, fattosi circolo di loro, non dicea come andette la faccenda, ma gridava essere scampato da un grandissimo pericolo, ed aver fuggito le insidie di un suo capitale nemico, che così chiamava il fratello: avere egli dopo lunga tenzone superato i suoi avversarj, e, sormontati grandissimi rischj, essere alla fine restato solo imperadore per favore della benigna fortuna. Con tali e simili sutterfugi e raggiri cercava piuttosto di essere inteso che udito. Promettea inoltre per la sua salute, e per lo conseguito imperio, duemila e cinquecento dramme attiche per ciascun soldato, e due volte più del consueto di spese. Ponea quindi in loro balìa di prendere quanti mai voleano denari da’ tempj e dalle pubbliche casse, in un giorno solo profondendo quanto in dieciotto anni avea accumulato Severo col dar di piglio nel sangue e negli