Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/177

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istoria libro v. 173


molte parole. Che ben sapete, quanto mieran dure quelle cose che Antonino operava, e quante volte, per ben di voi, mi sia messo in procinto di perdermi, allorché egli spalancando le orecchie alla calunnia, contro voi con ira bestiale infuriava. E perciò, facendosi beffe di me, non si ritenea di sparlare anche in pubblico del mio modesto ed umano contegno, tacciandomi di dappocaggine e di effemminatezza. Perchè, uomo qual’era venduto alle adulazioni, favoriva solo e teneva in conto di fedelissimi amici coloro, che cogli spi onaggi eccitandone il furore, lo spronavano a incrudelire. A me però son sempre valute quelle virtù, ch’ebbi ognora carissime, l’umanità e la modestia. Io la guerra di Partia sì pericolosa che tenea in pendente l’imperio, ebbi in guisa finita, che dopo aver combattuto da valoroso nel campo, indussi quel re, che si trovava alla testa di truppe infinite ed era a noi fieramente avverso, ad esserci amico ed alleato. Voi poi sotto il mio principato vivrete liberi e senza sospetti di tragica fine. Ma che dico principato! Più che principato sarà questo un governo di ottimati. Nessun però stimar mi debbe indegno di essere imperadore, biasimando là fortuna di aver ridotto l’imperio in un semplice cavaliere. Saper vorrei che giova tanta nobil-