Pagina:Erodiano - Istoria dell'Imperio dopo Marco, De Romanis, 1821.djvu/257

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istoria libro vii. 253


pugnazione, risolvettero i capi del popolo derivare le acque tutte condottate a’ quartieri, per abbattere i soldati colla carestia dell’acqua e colla sete. Tagliarono dunque ed atturarono tutti gli acquedotti che le condottavano. Ma i soldati, veduto il pericolo e caduti in disperazione, sorton fuori furiosi da tutte le porte, e venuti alle prese col popolo , lo fugano ed inseguono fin dentro la città. La plebe però ch’era stata battuta in campo aperto, si ridusse tutta entro le case, e di sopra a tetti scagliando tegole, sassi, e mattoni, cominciò a spaurire i soldati, i quali non osando introdursi entro luoghi che non conosceano, chiuse essendo le abitazioni tutte e le botteghe, posero tosto fuoco agli usci ed agli sporti di legno degli edifizj. Onde accadde che gran parte della città fu dal fuoco consumata e distrutta, per essere essa formata di corpi di fabbriche ammucchiati gli uni sugli altri, e per lo più costruiti di legno, e ne impoverirono molti ricchissimi, i quali perdettero degli slabili, da cui si cavavano grosse rendite, ed erano di architettura magnifici e di ornamento varj e ricchissimi. Nè pochi furono i morti: perchè, ardendo le porte, non ebbero campo di uscire fuori di casa. I beni de’ ricchi andeltero tutti a soqquadro, unendosi a’ soldati, a fin di fare man bassa, la