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nei suoi canti sublimi. Egli tratteggia i numi quali se li figurava la fantasia popolare: egli fece di più: diede loro distinta e spiccata personalità. Di dottrina cosmogonica in Omero non si ha che qualche cenno fuggevole, come, per esempio, là dov’egli fa l’Oceano padre degli Dei e Teti loro madre:[1] anche Virgilio facendo l’eco, lo dice padre delle cose.[2] Tale dottrina ripugnava alla natura eroica dei suoi poemi, e al carattere schiettamente ionico, lieto e gaio.
La parte mitica, ch’entra nei poemi omerici, è un antropomorfismo di natura siffatta, che l’uomo si ravvisa nel Dio: sì trasparente è il velo che lo cuopre. Le deità vi sono quali idealità figurate della virtù e della malvagità umana nelle varie loro forme. Nell’Iliade[3] si narra, che i due eserciti greco e troiano avevano con-