Pagina:Esperienze intorno alla generazione degl'insetti.djvu/20

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16 ESPERIEN. INT. AGL’INSETTI

vi favellerò ora minutamente d’alcuni pochi di questi insetti che, come più volgari, agli occhi nostri son noti.

Secondo adunque ch’io vi dissi, e che gli antichi ed i novelli scrittori e la comune opinione del volgo voglion dire, ogni fracidume di cadavero corrotto ed ogni sozzura di qualsisia altra cosa putrefatta ingenera i vermini e gli produce; sicchè, volendo io rintracciarne la verità, fin nel principio del mese di giugno feci ammazzare tre di quelle serpi che angui d’Esculapio s’appellano; e tosto che morte furono le misi in una scatola aperta acciocchè quivi infracidassero; nè molto andò di tempo che le vidi tutte ricoperte di vermi che avean figura di cono e senza gamba veruna, per quanto all’occhio appariva, i quali vermi, attendendo a divorar quelle carni, andavano a momenti crescendo di grandezza; e da un giorno all’altro, secondo che potei osservare, crebbero ancora di numero, onde, ancorchè fossero tutti della stessa figura d’un cono, non erano però della stessa grandezza, essendo nati in più e diversi giorni, ma i minori d’accordo coi più grandi, dopo d’aver consumata la carne e lasciate intatte le sole e nude ossa, per un piccolo foro della scatola che io avea serrata se ne scapparon via tutti quanti, senza