Pagina:Ferrero - Diario di un privilegiato, Chiantore, 1946.djvu/48

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prodromi al diario

sti. E i passanti potevano leggere nelle strade le antiche lapidi ricordanti le gesta dei grandi liberali del secolo XIX che avevano ben meritato dalla patria, come Giuseppe Ferrari o Cattaneo. Ma dopo l’attentato non più. Le strade intitolate ai nomi di liberali antichi, che «si supponeva» sarebbero stati antifascisti, furono ribattezzate, le lapidi smurate, i monumenti avulsi; gli espositori non fascisti non ebbero più il permesso di esporre, nè gli scrittori di pubblicare...

Prima del presunto attentato restava ancora — suprema risorsa per i perseguitati, i bastonati, gli spiriti liberi e intraprendenti — la via dell’esilio volontario, e furono decine di migliaia gli intellettuali liberali o repubblicani, gli operai e i contadini socialisti o popolari che partirono per terre libere. L’emigrazione era allora facile, tutti i paesi reclamavano braccia per aiutarli nella ricostruzione dopo le rovine della guerra, e l’idea che si potessero negare i permessi di lavoro pareva un’infamia del medio evo. Che si potes-


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