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190 meditazioni sull’italia letteraria


Principe, e massime un Principe nuovo, non puó osservare tutte quelle cose, per le quali gli uomini sono tenuti buoni, essendo spesso necessitato, per mantenere lo Stato, operare contro alla fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione».

E aggiungi: « A un Principe non è necessario avere tutte le soprascritte qualità, ma è ben necessario parere d’averle... Deve dunque avere un Principe grande cura, che non gli esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità e paia, a vederlo ed udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto umanità, tutto religione ».

I tuoi Principi non hanno soltanto il diritto di essere infinitamente immorali; ma anche quello di nascondere i loro delitti sotto una illusoria apparenza di rettitudine. Non hanno dunque nè limiti morali, nè responsabilità. Tu vedi la differenza: questo privilegio del delitto, una volta che è smascherato e messo in piazza, non è più lo stesso: noi abbiamo fatto, della Ragion di Stato, un principio pubblico, che ha certi vantaggi, ma ha molti pericoli. Tu non lo suggerisci ai Principi che facendo l’occhietto. Noi non l’abbiamo concesso che agli Stati legittimi. Secondo te, regge le «azioni di tutti gli uomini, e massime de’ Principi». Lo consigli persino al capitano che ritorna in patria dopo una guerra vittoriosa, perchè « cerchi di punire il suo signore di quella ingratitudine che esso gli userebbe ». Ma