Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/27

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8 meditazioni sulla storia d’italia

ranza reciproca, i libri sono senza lettori, i teatri senza pubblico, le botteghe senza clienti, i capi senza partigiani e tutti gli uomini indifferenti a tutto quello che è per ognuno di loro la principale ragione di vivere. Allora anche «l’élite» più forte rinuncia al suo compito, il paese è simile a una campagna sotto la neve, nei giorni in cui il sole è coperto da nubi: le ombre sembrano sparire e i rumori spegnersi.

Come spiegare che i due più grandi cicli della storia, la Roma pagana e la Roma cattolica, si siano sviluppati in un paese occupato senza posa a distruggere le proprie classi superiori? Che i greci al IV e al V secolo abbiano gettato le basi della nostra civiltà e le abbian preservate durante dieci secoli a Bisanzio?

Gli è che tra gli elleni come tra gli italiani, come tra tutti i popoli accaniti contro la vita, i grandi uomini possono acquistare una sovrumana grandezza. Si può dire che l’Italia e la Grecia soltanto abbiano visto nascere gli eroi che hanno lottato senza sperare. Dante e Socrate, Machiavelli e Temistocle non ignoravano la sorte che li attendeva. Osservatori acuti, essi ne avevan certo veduto l’immagine nella storia. Ma questi uomini, che l’ingiustizia e lo spettacolo del male parevano purificare e render aspri, hanno affrontato i pericoli e la morte sotto l’assillo d’un imperativo categorico della coscienza; poiché la speranza d’una ricompensa: gratitudine, rispetto, ammirazione, non poteva balenare in Italia e in Gre-