Pagina:Ferrero - Meditazioni sull'Italia, 1939.djvu/74

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della nostra riluttanza ad ammirare 55


sere il centro indiscusso di qualsiasi conversazione, la Bocca della Verità, della Sapienza, della Grazia, dell’Intelligenza, da cui tutti pendevano, anche quando parlava di marche d’automobili, di grandi alberghi, di corse di cavalli, di bridge e di quegli altri soggetti, che per loro fortuna, il mondo fornisce a tutti quelli che non avrebbero, se no, nessuna ragione di parlare e nessuna idea da esprimere. Sicura di tutto, avvezza a emetter sentenze anche su quello che non conosceva, volle subito discorrere di letteratura.

« In Italia, cominciò, non c’è nessuno che sappia scrivere. » La gente la guardò un pò stupefatta. Nella casa di uno scrittore celebre, piena quella sera, di scrittori italiani, quella sentenza di una signora sprovvista dell’autorità di giudicar di letteratura sembrò inopportuna.

« Sì, disse. Chi sa più scrivere dei romanzi? Chi sa più scrivere delle poesie? Già, per me, Romain Rolland li ha ammazzati tutti. Dopo Jean Cristophe non è più possibile scrivere dei romanzi. Dopo Albert Samain non è più possibile scrivere delle poesie. »

« Non ha letto ancora il suo libro di poesie?, disse un amico, accennando allo scrittore. — E’ uscito che è poco ed è certo bellissimo. » Sperava di salvar la signora dall’imbroglio in cui si era andata a mettere; ma la signora, senza darsela per intesa, continuò:

« Ah si? Ma insomma in Italia non c’è nulla,