Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/131

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La benigna Madonna che, succinta
modestamente, e qua e lá provede,
ode ch’ogn’urna è giá di vino estinta
e che non sa lo scalco u’ tenga ’l piede.
Vien tutta in viso di roscior dipinta:
roscior, che o per vergogna altrui procede
o per gran zelo, e come stella al sole
ricorre a tór del lume ch’aver suole.
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Ricorre al suo Figliuol per ornai darne
principio a la cagion di sua venuta:
sa che per altro in lei non prese carne
l’alta bontá divina e vi è cresciuta,
che per mostrar sua luce e d’essa farne
con segni fede, ch’esso non rifiuta
qual che si sia d’ogn’arte, gente e stato,
femina, maschio, sciolto e maritato.
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Chinossi dunque a la divina orecchia
l’unica donna, e disse: — Figliuol mio,
non hanno piú che bere: or s’apparecchia
di far quel voi farete, or s’apra il rio
de le vostre virtú ver’ l’uom ch’invecchia
ornai nel fallo, ed havvi del restio. —
Stette Iesú come chi ferma il ciglio
su qualche aviso, e cercavi consiglio;
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non ch’abbia a su pensarvi il Dio de’ dèi,
ma volse gravitade in ciò mostrare.
Poi similmente ne l’orecchio a lei
rispose: — Ch’abbiam noi di questo a fare?
Di quanto al sommo Padre attien non dèi,
o donna, in l’opre mie cura pigliare:
esso prefisse il che, il come, il quando
esequir s’abbia sotto al suo commando. —