Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/15

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LIBRO PRIMO

1
De l’alma e sempiterna Trinitade
l’alto profondo e incomprensibil senso
dica chi dicer vuole! In me non cade
se non folle pensier qualor vi penso.
Ma per un mar tranquillo d’umiltade
l’aura di Tal mi regga e l’atto immenso,
che a sé fu privo, a noi pien di mercede,
che morir volse e a noi la vita diede !
2
Dirò di te, Signor, ch’egual eterno
Figliuol col Padre se’ principio d’ogni
somma cagione e rompi a noi l’inferno
d’importune ombre e d’intricati sogni.
Per l’amar suco ch’ai voler paterno
beesti intento ed agli uman bisogni,
mira, ti prego, se di tanta impresa
l’ incarco a le mie spalle troppo pesa!
3
Molt’è il desio c’ho di gradire i dolci
tuoi sguardi, o sol d’amor ferma dolcezza:
tu l’ira del tuo Padre alleggi e molci,
si che ’l suo braccio armato non ci spezza.
Se m’alzi dunque si, se si mi folci
ch’io di Giovanni poggi ne l’altezza,
dubbio non ha che a molti andrò su l’ale,
se non di stile, almen d’amor eguale.