Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/186

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Pietro, ch’era degli altri piú animoso,
risponde: — A che, Maestro, ciò chiedete?
La gran pressa del volgo baldanzoso
vi spinge ed urta, e pur gliel concedete! —
La donna, che ’1 suo furto star nascoso
piú non puoter cognosce a la magnete
dei cuor, s’aventa avanti e d’esser essa
che gli rubò tal grazia si confessa.
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Fatti poi segni molti, non pur anco,
come che l’aer sia notturno e cieco,
si partono da l’uno e l’altro fianco,
ch’oltra l’amore, han Putii star con seco,
sperando infin che l’emisfero bianco
ritorni, ch’ivi debbia ’n grotta o ’n speco
o sé ritrare in pastorale albergo;
ma noi fará, ché s’ode i lupi a tergo.
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Odesi a tergo un grave urlar, e vede
misti a l’armento farisei non pochi,
non agni come gli altri, no, ma prede
venuti a fare o incender molti fuochi.
A le maliccie lor dá luogo e cede,
lasciandoli col volgo in secchi luochi,
acciò cagion non piglien di dar fama
ch’ei per regnar le turbe adietro chiama.
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Ecco, signori miei, de le figliole
di Dio che sopra dissivi, la prima
Iesú s’aggiunse per cavarne prole
degna d’ir seco de la croce in cima.
Or chi mi crederá che, ’l divin Sole
mentr’ama la sua donna e la sublima
sul candelier, tolta dissotto al modio,
essa, eh’ è veritá, partorí l’odio?