Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/29

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Allor quei fanciulletti di cent’anni,
veduta tal fermezza in una donna
(simil a quella ch’or di sé su’ vanni
adorna il cielo, Vittoria Colonna),
le dán di piglio al collo e a’ bianchi panni,
ché tratta ella s’avea la bianca gonna.
Forte chiamò, spingendo lor con sdegno:
— Deh, Dio, conserva in me di fede il pegno! —
57
Al suon del cui lamento anch’essi alzáro
piú voci con rumor qual d’ira nasce.
Ivi l’un dopo l’altro s’avventáro
quanti di Giovachin la mensa pasce:
veggon la lor madonna, ch’un sol chiaro
fra l’altre d’onestá fu da le fasce,
or starsi quasi nuda e ’n foggia tale
che sospicar di lei puotean gran male.
58
Qui la faconda lingua di que’ brutti
libidinosi vecchi tanto valse,
che de la terra i primi corser tutti,
donando fede a lor parole false.
Strepito allor di pianti e tristi lutti
de la pietosa gente ad alto salse,
perché di duol comune a ciascun duole
esser di pudicizia or spento il sole.
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Scorre per tutto fama che la moglie
di Giovachin non unque assai lodata
fu con l’adulter sola e senza spoglie
da duo piú savi giudici trovata,
e che da legge il popol non si toglie,
per tal beltá, che non sia lapidata;
ché a la cittá men danno è d ’esser priva
di lei, che sporco esempio in lei piú viva.