Pagina:Folengo, Teofilo – Opere italiane, Vol. II, 1912 – BEIC 1821752.djvu/41

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Ruppesi un monte allora, il piú petroso
ch’abbia nel cielo il capo, i piè nel mare.
Quind’esce il grande esercito, ch’ascoso
stava nel centro i giorni a noverare,
pende nel chiar sereno, e quel formoso
signor, ritolto il corpo in cui traspare
si come sol nel vetro e rifermato,
Pietro con gli altri al ciel volò beato.
105
Smossa la luce ed annottato il centro,
Plato va brancolando e l’altra scola,
fin che, al soggiorno lor tornati dentro,
l’un l’altro invan sperando si consola,
e se pur speran dritto a dir: — Non entro —
(ché in Dio s’occulta ciò che ’l tempo invola),
verranno i di, che senza nebbia e velo
tutto vedrò nel regnator del cielo.