Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/132

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126 vii - viaggio sentimentale di yorick


Il poverello continuava a dire che non si sarebbe attentato a domandare di meno a due dame del loro grado, e s’inchinò sino a terra.

— Poh! — dissero — non abbiamo di spiccio. —

Tacque per allora il mendico; poi tornò ad implorare.

— Deh! gentili damine; deh! non chiudano le loro pietose orecchie a me solo!

Sur ma parole, davvero, uomo dabbene — dicea la minore, — non abbiamo moneta.

— Il cielo dunque le benedica — rispose il mendico — e moltiplichi a loro le gioie che possono versare sugli altri senza moneta! —

Notai che frattanto la sorella maggiore accostava la mano alla tasca, e diceva: — Se troverò un soldo.

— Un soldo! me ne favoriscano dodici — ripigliò il supplicante. — La natura fu si benefica verso di loro! le sieno adunque benefiche con un povero.

— Ve li darei con tutto il cuore — disse la giovine; — amico, ve li darei, se ne avessi.

— O mia benefattrice! bella e caritatevole gentildonna — diceva egli alla sorella maggiore: — ma se allo splendore di quegli occhi, che reca in quest’andito buio il chiaror del mattino, è mista insieme tanta dolcezza, non dovrò io credere che ciò derivi dalla bontà e dalla umanità di quel cuore? non dovrò io credere al marquis de Santerre ed a suo fratello, i quali, passando dianzi, parlavano tanto di tutte e due? —

E tutte e due pareano commosse; e le loro dita correvano come per impulso e contemporaneamente alle tasche; e n’uscirono due monete di dodici soldi; né altercavano piú col povero, bensí tra lor due, aspirando al merito di far l’elemosina; ma la fecero a un punto tutte e due, e il diverbio cessò; l’uomo dabbene se n’andò con Dio.