Pagina:Foscolo, Ugo – Prose, Vol. III, 1920 – BEIC 1824364.djvu/15

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lungo la francia e l'italia 9


Era una testa di quelle dipinte spesso da Guido: dolce, pallida, penetrante, disinvolta da tutte le trivialissime idee della crassa e paga ignoranza, china sempre con gli occhi a terra: guardava diritto, ma come per mirare a cosa di là dal mondo. Come mai uno di quell’ordine conseguisse sí fatta testa, sappialo il cielo, che di lassú la lasciò cascare fra le spalle di un frate! Ma avria quadrato a un bramino; e, s’io l’avessi incontrata sulle pianure dell’Indostano, l’avrei venerata.

Il rimanente della sua figura può darsi, e da chiunque, in due tratti: era e non era elegante; tuttavia secondava il carattere e l’espressione: svelto, esile, di statura un po’ piú che ordinaria, sebbene quel piú si smarrisse per l’inclinazione della persona, ma era l’atteggiamento della supplicazione; e quale mi sta ora davanti al pensiero, ci guadagna piú che non perde.

Inoltratosi tre passi nella mia stanza, ristette; e, ponendosi la palma sinistra sul petto (tenea nella destra un bastoncello bianco con che camminava), quand’io gli fui presso, mi s’introdusse con la storiella delle necessità del suo convento e della povertà del suo ordine, e con grazia sí schietta, e con tal atto di preghiera negli sguardi ed in tutta la persona Io era ammaliato, non essendone stato commosso.

Ragione migliore si è ch’io aveva prestabilito di non dargli neppure un soldo.

IV

IL FRATE

CALAIS

— Ben è vero — diss’io, rispondendo all’alzata d’occhi con che conchiuse la sua domanda — ben è vero; e Dio non abbandoni mai chi non ha altro rifugio fuorché la carità del mondo, la quale temo non abbia assai capitale che basti a tante grandi pretese e perpetue. —