Pagina:Frascherie.djvu/176

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176 Delle Frascherie

ran quelle, in cui soleva Tiberio esercitar i Grammatici. Qual fusse la Madre d’Hecuba, e qual nome hebbe Achille, quando fù ascoso in habito di Donna, ò pur patiscono di quel morbo, conosciuto ne’ Greci da Seneca, ch’era di sapere, 1 qual numero di Remiganti havesse Ulisse, e se prima fusse scritta l’Iliade, ò l’Odissea.

Hanno questi tali un stile così arrischiato, che fà compassione à vederlo. Paiono coloro, che sù la corda caminano, son cotanto nelle arditezze intrepidi, che fanno inhorridir chi li vede; anzi inducono nello spettatore quella tema, che dovrebbono haver essi. Chiamano più mirabili, quelle frasi, che son manco sperate, e più degno di lode quel concetto, ch’è più ardimentoso. Persio havrebbe chiamate le lor forme.

2 robusti carminis ossas

o pur detto havrebbe, che

Scloppo tumidas intendunt rumpere buccas. I lor versi, tra’ quali 3 ne carmen quidem sani colori enituit, direbbe Petronio, hanno più belletti, che bellezze; e le parole crestute, che usano, sono oltre la conditione humana temerarie: perché, ò son create, ò risuscitate, diceva Lipsio. 4 Pigmenta quaerunt, & adscititios fucos: & ab Ennio usque, Pacuvioque demortua verba; si può dir loro, come disse Apelle ad un Scolare, c’haveva dipinta He-


  1. Senec.
  2. Pers.
  3. Petr.
  4. Lips.