Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/116

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110 libro secondo

     E, perché questo laco è piú remoto
65da ogni caldo di sole e di foco,
piú fredda cosa non ha ’l mondo toto.
     E tutto il freddo e ghiaccio, ch’è ’n quel loco,
ove la tramontana fa ’l zenitte,
rispetto a quello par niente o poco.
     70De’ traditori l’anime confitte
vid’io nel ghiaccio, che Iuda e Caino
seguiron giá con fatti e parol fitte.
     E, perché in poco tempo gran cammino
avea a far, di lí la dea mi trasse
75inverso a un monte, a quel laco vicino.
     Per una grotta volle ch’io andasse
dentro fra ’l monte, e sette miglia suso
per la via oscura e con le gambe lasse.
     Quant’io vedrei con ciascun occhio chiuso,
80tanto vedea lí con l’occhio aperto,
insin che uscimmo fuor per un pertuso.
     Quand’io fui giunto su nel monte ad erto,
l’anime vidi di chi Dio biastema,
in un gran piano di fumo coperto.
     85Ancor, pensando, al cor me ne vien téma,
ché io vedea a tutti arder la bocca,
e tutti quanti avean la lingua scema.
     E come spesso la grandine fiocca,
sí caggion sopra lor saette accese,
90e non invan, ch’ognuna ad alcun tocca.
     Satáno trasse fuor d’esto paese,
sí come Palla disse, i gran giganti,
quando co’ vizi suoi il mondo prese.
     Vero è che lí ne stanno ancora alquanti
95distesi in terra e con caten legati,
sí che non son nel mondo tutti quanti.
     Io vidi lor quando son fulminati,
che biastimavan la virtú eterna,
superbi, altèri e con li volti irati.