Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/122

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116 libro secondo

     100ch’avea le sue caverne oscure e cupe,
sí come quando è sí buia la notte,
che par che gli occhi riguardando occúpe.
     Trovammo lí sette gran porte rotte,
tutte di rame, e di ferro il verchione,
105le qua’ serravan giá quelle gran grotte.
     Palla mi disse:— Qui ’n questa pregione
il drago Satanasso giá ritenne
l’anime circumcise, elette e buone,
     sinché ’l Figliol di Dio su dal ciel venne
110e per la colpa delli suoi amici
pagò il bando e la morte sostenne.
     Allor ardito e con splendor felici
venne quaggiú vittorioso e forte
contra Satán e gli altri suoi nemici,
     115e disse a lor:— Levate via le porte:
traete fuor la mia turba fedele,
che menar voglio alla celeste corte.—
     Allor Satán, omicida crudele,
a lui s’oppose e cominciò la guerra,
120come giá fece contra san Michele.
     Puse le rene lá dove se serra;
ma Cristo lui e ’l catarcion d’acciaio
e queste porte allor gettò a terra.
     Quando in la grotta entrò ’l lucido raio,
125Adamo disse:— Questo è lo splendore,
che mi spirò in faccia da primaio.
     Venuto se’, aspettato Signore:
dal petto, dalle mani e dalle piante
il sangue hai dato in prezzo del mio errore.—
     130L’anime a lui amiche tutte quante
trasse del limbo l’alto Emanuél,
vittorioso lieto e triunfante.
     Adamo ed Eva e ’l lor figliolo Abél,
Seth e Noè, che fece la santa arca,
135Abraám, Isac e ancora Israél