Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/22

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16 libro primo

     E giá Atalante dietro le sue spalle
posto avea Febo e facea il giorno nero;
30ed io pur oltre per lo duro calle,
     senza riposo; e solo avea il pensiero
a ritrovarla per la selva oscura,
piena di spine senz’alcun sentiero.
     Se sol di notte non avea paura,
35Amor è quel che da fortezza altrui
nelle fatiche e l’animo assicura.
     Tra l’aspre selve e tra li boschi bui
tutta la notte andai cercando intorno
insin che in un vallon venuto fui.
     40E quasi su nel cominciar del giorno
trovai un mostro, maladetta fera,
coll’arco in mano, e avea al petto un corno.
     Il petto e ’l volto suo tutto d’uomo era,
il dosso avea caprin fino alla coda,
45con quattro piedi e colla pelle nera.
     Un satiro era questo pien di froda:
e satir detti son malvagi e falsi,
che fanno inganni con lusinghe e loda.
     E fauni ancora stan tra quelli balsi
50ed hanno umani i petti ed anco i volti;
l’altro è bovino, e vanno nudi e scalsi.
     E semicervi ancora vi son molti,
ingannatori ed animal perversi,
pur ch’altri con lor usi e che gli ascolti.
     55Dal satir, che scontrai, con dolci versi
sí lusingato fui e sí sottratto,
che tutto il mio amor gli discopersi.
     Ché quando vidi un mostro cosí fatto,
in man per mia difesa presi il dardo,
60che la bella Filena a me avíe tratto.
     Ed egli il riconobbe al primo sguardo
ch’io l’avea dalla ninfa di Diana;
onde parlò come falso e bugiardo: