Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/228

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libro terzo

CAPITOLO VI

Dichiarasi come l'invidia si oppone alla virtú.

     Mentr’io admirando stava stupefatto,
vidi quegli uomin guasti rifar sani
e nelli membri interi ed in ogni atto.
     E poi vidi venir ben mille cani,
5latrando contra loro inseme in frotta,
mordaci e grandi piú che cani alani.
     Come in la mandra fa la lupa ghiotta,
che morde e guasta ed anco uccide e strozza;
cosí facean quei can di quegli allotta.
     10Quale rimane ai lupi alcuna rozza,
cosí li vidi rosi, e sí rimasi
e cogli occhi cavati e lingua mozza,
     e senza mani e piedi e senza nasi,
e sviscerati e le budella sparte,
15e col cor dentro roso e petti spasi.
     Io vidi un, ch’era guasto in ogni parte;
al qual io dissi:— Prego che mi dichi
chi fusti, e vogli a me appalesarte.
     — Io fui al tempo de’ romani antichi
20— rispose quello,— che Roma a ragione
visse in virtú e cogli atti pudichi.
     Fui con molt’altri contra Scipione:
ah, invidia, nemica di virtude!
ah, invidia, ch’a bontá sempre t’oppone!
     25Non valse a lui mostrar le membra nude
pien di ferite in ragion delle spese,
che richiesono a lui le lingue crude.