Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/268

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CAPITOLO XIV

Della lussuria e delle sue specie.


       Su nell'ultima piaggia io era giunto;
       e, quando per la strada io movea 'l passo,
       scontrai Cupido, il qual m'avea trapunto,
       non però mai ch'e' mi gittasse al basso:
   5   timor di Dio e vergogna del mondo
       mi tennon ritto come quadro sasso.
       Trovai adunque lui vaghetto e biondo,
       de cui beltá negli altri versi scrissi,
       che mai sí bello fu, né sí giocondo.
  10   Ma ora veggio ben che 'l falso dissi;
       ch'egli è crudele e brutto e pien di tosco,
       chi ben rimira lui cogli occhi fissi.
       Quando mi vide, egli fuggí in un bosco,
       ch'era ivi appresso, ove nulle eran frondi;
  15   ma era smorto, secco e tutto fosco.
       --Perché, Cupido, da me ti nascondi?
       --chiamava io forte, dietro seguitando;--
       perché pur fuggi, perché non rispondi?
       Io son colui che teco venni, quando
  20   le ninfe mi mostrasti e la via dura,
       e sempre stetti presto al tuo comando.
       Demostra la tua faccia bella e pura.--
       Allor voltossi, ed era sí travolto,
       che, quando el vidi, mi mise paura.
  25   Egli era smorto, e gli occhi brutti e 'l volto;
       e su nel capo nero avea due corni,
       e gli atti avea pazzeschi come stolto.