Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/275

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capitolo xiv 269

     Quest’è che fa che l’antica si specchia
65la faccia guizza e fa le trecce bionde
del pelo altrui, che si pone all’orecchia.
     L’altro è turpe parlar parole immonde.
Ahi, quanto è ragionevol che si taccia
quel che Natura occulta e che nasconde!
     70Il turpe eloquio a poco a poco caccia
da sé vergogna, il qual è primo freno,
ch’è posto all’uom che peccato non faccia.
     E ’l parlar brutto e turpe ovver osceno
dimostra il core; ché quel vaso versa
75sempre il liquor, del qual è dentro pieno.
     L’altra figliuola iniqua e piú perversa
è l’odio di Dio, come si legge:
tanto Lussuria fa la mente avversa!
     Non che quel sommo Ben, che tutto regge,
80mai odiar si possa per se stesso;
ma odiare si pò nella sua legge.
     Ad ogni vizio, che ’n mal far è messo,
sempre ogni impedimento è odioso,
ma piú alla lussuria per eccesso;
     85però che l’atto suo è furioso,
e quanto piú il disio corre fervente,
tanto lo ’mpedimento è piú noioso.—
     Poscia nel fango vidi una gran gente
coll’arco in mano e colle dur saette;
90e ferivansi insieme crudelmente.
     E, perché scudo mai niun si mette,
né arme indosso, mai non tranno in fallo,
quantunque volte l’un l’altro saette.
     Ed un gridò:— Io son Sardanapallo
95lussurioso, che nel gran reame
non vissi come re, ma come stallo,
     vestito come donna tra le dame,
seguendo della carne ogni talento:
or posto son tra ’l fango e tra ’l letame.