Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/335

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capitolo xi 329

     100E questa fu la legge naturale;
e, mediante questa luce eterna,
ognun conoscer può tra ’l bene e ’l male.
     A questa legge fu poi subalterna
l’antica e nova; ed ognuna bastâra,
105se non che ’l mondo sí mal si governa.
     E, poiché fu la gente fatta avara,
la legge natural e la divina
fu ecclipsata, che in prima era chiara.
     Corson le genti a froda ed a rapina;
110ed eran senza legge e senza duce,
ond’era il mondo in rotta ed in ruina.
     Ed uno, in cui splendea piú questa luce,
congregò alcuno e mostrò in quanto errore
il vivere bestial altrui conduce.
     115A poco a poco, con questo splendore
mostrò che i rei e viziosi e vili
di legge avean bisogno e di signore.
     Allor principiôn leggi civili,
sopra le qual son tante chiose poste,
120che giá si troncan: sí si fan sottili.
     E le piú sonno storte e sonno opposte
al senso vero e primo intendimento,
mercé alli denar che l’hanno esposte.
     Se a ciò, che ho detto, ben se’ stato attento,
125iustizia è sí degna e sí risplende,
che d’ogni sodo stato è ’l fundamento,
     tanto che li ladroni e chi l’offende
e nullo conversar mai durar puote,
se modo di iustizia non apprende.
     130Se anche ciò, ch’io ho detto, tu ben note,
Iustizia fu da cielo e di Dio è figlia,
ed ogni bona legge a Dio è nipote.—
     E qui tacette; ed io alzai le ciglia
e vidi molti inver’ di noi venire
135uomin d’estima e di gran maraviglia.