Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/351

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


p. 345

 100   nientemen da pochi ed idioti,
       colla vertú del sacrosanto foco,
       che dal ciel venne in lor petti devoti,
       seminôn questo vero in ogni loco;
       e questo è tal miracol, se ben miri,
 105   ch'ogni altro respective a questo è poco,
       pensando che tra morti e tra martíri
       corse alla fede il mondo, e li fedeli
       non si curavan de' tormenti diri.
       Ed onde esser porría, se non da' cieli,
 110   che 'n cosí poco tempo tanta schiera
       credesse a noi tra le pene crudeli?
       E, per provare ancor la fede vera,
       permise Dio che 'l maladetto drago,
       che sempre adopra che la fede pèra,
 115   unisse la sua possa a Simon mago
       e mostrasse miraculi e gran segni,
       non però ver, ma 'n apparente imago,
       e ch'egli commovesse in molti regni
       piú altri nigromanti e suoi satelli
 120   contra la fede con forza ed ingegni.
       Allor li cavalier pochi e novelli,
       dodici e pochi piú, fên resistenza
       tal, ch'elli confutôn tutti i ribelli.
       E, perché sappi di quant'è eccellenza,
 125   quanto a Dio piace e quanto merto acquista
       la vera fede con ferma credenza,
       ella è che 'nsino al ciel alza la vista
       e vede il premio, il qual alla fatiga
       fa esser forte, perché si resista.
 130   Ella è che vince la triplice briga
       del mondo, del dimonio e sensuale;
       e la vittoria è ben che 'l mondo affliga.
       Ell'è che mostra la pena infernale
       a' peccatori e col timor gl'induce
 135   a far il bene ed a lassare il male.

p. 346