Pagina:Frezzi, Federico – Il quadriregio, 1914 – BEIC 1824857.djvu/378

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372 libro quarto

     E, se alcuno avesse il pentimento,
come il ladron, che ’n croce si pentéo,
senz’altra pena al ciel andría contento;
     ché chi, come san Pietro e san Matteo,
140in vita o nello estremo ben si pente,
prima vorría morir ch’esser piú reo.
     Ma questo ben pentir, se tu pon’ mente,
è raro sí, quanto sería a rispetto
all’assai ’l poco, ch’è quasi niente.
     145E cosí ’l mio pentir non fu perfetto,
ch’io ’l tardai e del mal far m’accorse,
quand’era per morir su nel mio letto.
     E, s’io fusse guarito, sarei forse
tornato al mal di prima o, come ’l figlio,
150a satisfar arei chiuse le borse:
     siccome chi sta in mare a gran periglio,
che fa gran voti e par tutto contrito
e dassi al petto ed al ciel alza il ciglio;
     e, quando il tempo turbo s’è partito,
155ovver ch’egli è disceso fuor del mare,
muta proposto e muta l’appetito.
     Pel freddo pentimento e pel tardare
e perché ’l satisfar lascia’ a costoro,
allor che meco io nol potea portare,
     160tanto starò in questo purgatoro,
che satisfatto sia, se ’l ben comuno,
che fa la Chiesa, non mi dá adiutoro.
     Di quelle messe e preci ha qui ognuno
la parte sua, come dá ’l corpo il cibo
165a’ membri suoi, e piú al piú digiuno.—
     E poscia vidi ciò che ora scribo.