Pagina:Gaetano Cantoni - Fisiologia vegetale, 1860.djvu/197

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seguito all’avere già perduta molta umidità attraverso la corteccia durante il movimento di discesa. Se fosse così, il cambio, addensandosi nel discendere, dovrebbe trovare nella propria maggior densità un impedimento al corso discendente, e dovrebbe depositare uno strato più sottile in basso che in alto. — Ma questi strati non presentano una sensibile differenza nel loro spessore, considerati separatamente su qualunque punto del tronco, o ne presentano uno leggiermente più rilevato appena sopra terra. Ammesso che l’umor nutritivo sia l’ascendente e non il discendente, più facilmente s’intenderà come una pianta arborea nel suo tronco non presenti esattamente un cono, ma piuttosto un corpo cilindrico la di cui base repentinamente s’allarga per effetto del distendersi delle radici. L’umor ascendente, chiamato dalla traspirazione delle foglie, tende a portarsi in alto con un’energia maggiore di quella che lo spinga lateralmente pei raggi midollari, eppertanto maggiore è l’aumento dei materiali sull’alto della pianta che non in basso; i materiali che servono all’allungamento superano quelli che vanno a profitto dell’ingrossamento; per il che, la somma del volume dei rami, supera di molto quella del tronco. Si faccia sur una pianta in corso di vegetazione una ferita laterale ed altra orizzontale di pari ampiezza, e si vedrà chiaramente maggior quantità d’umore sgorgare dall’orizzontale che non dalla laterale.

Fu notato che le piante, specialmente ne’ climi boreali, tanto nel tronco quanto ne’ rami, dalla parte che guardano il sole, hanno gli strati concentrici più sviluppati o di maggior grossezza, mentre di solito hanno la corteccia più grossa ed indurita, dal lato di tramontana. — Anche questo fenomeno può avere una facile spiegazione ritenendo che l’umor nutritivo sia l’ascendente. Esso infatti sarà con maggior energia chiamato verso