Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/141

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capo quinto 135


Ciò posto, veggiamo se è cosa utile che la zecca sia pagata da chi riceve la moneta, venendo nel valore di essa compresa, o dal pubblico con qualche dazio, che dal principe s’impieghi a mantener la zecca. Bernardo Davanzati conclude un suo non savio Discorso sulle monete con questi sentimenti:

E, per levare ogni tentazion di guadagno e tutti i segni nettare, la cosa far tutta orrevole e chiara e sicura, vorrebbe della moneta tanto essere il corso quanto il corpo; cioè spendersi per quel oro o ariento che v’è, tanto valere il metallo rotto e in verga quanto in moneta di pari lega, e potersi a sua posta senza spesa il metallo in moneta e la moneta in metallo, quasi animale anfibio, trapassare. Insomma vorrebbe la zecca rendere il medesimo metallo monetato, che ella riceve per monetare. Adunque vorrestú la zecca metterci la spesa del suo? Maisi; ché di ragion civile molti contendono tale spesa toccare al comune, per mantener nella republica il sangue, come gli toccano le paghe de’ soldati e i salari de’ magistrati per mantenere la libertá e la giustizia. Ad altri pare onesto che la stessa moneta paghi suo monetaggio, fatta peggiore di cotanto, e vaglia quel piú del suo metallo sodo, come il vasellamento, gli arredi e ogni altra materia lavorata. Finalmente l’antica usanza, del cavar dalla moneta la spesa veggenti i popoli, è prescritta, e ne sono i principi in possessione. Io non voglio disputar co’ maestri: ben dico che, se pur la zecca non dee questa spesa patire, almeno facciala menomissima, e piuttosto sien le monete men belle. Ma perché non piuttosto (come vuole alcuno) ritornare all’antico modo di gettarle? Qui sarebbe ogni vantaggio. Due punzoni d’acciaio stamperieno il dritto e ’l rovescio d’una moneta in due madri, e quasi petrelle di rame, ove due uomini, senz’altra spesa che calo, rinettatura e carbone, ogni gran somma il giorno ne getterieno, tutte eguali di peso e di corpo, e perciò piú atte a scoprire o forbicia o falsitá: non potendosi la moneta di falso metallo, che è piú leggieri, nascondere alla bilancia, se è di corpo ordinario, né alla vista, se piú o meno e larga o grossa. E giustificatissime si farieno, se gli uficiali stessero a vederle fondere, allegare e gittare corampopolo dentro a que’ ferrati finestroni, ordinati da que’ buoni e savi cittadini antichi. A questo modo, chi non vede che sbarbate sarieno la spesa, la froda e il guadagno; radici pessime, che, troncate,