Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/160

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154 libro terzo


i termini; e quindi, a voler fissare il prezzo della moneta, converrebbe darlo stabilmente al grano, al vino, all’olio e a tutto infine: cosa impossibile. Come dunque, chiederá taluno, si dice fisso il valor della moneta? Ciò è detto abusivamente; perché, delle infinite mercanzie con cui si paragona la moneta, con un’altra sola sta fissa la proporzione. Quest’altra è la stessa moneta. Io ho detto che di piú metalli sono le monete. Or fra un metallo e l’altro, acciocché si misurino ben insieme, ha la legge posta la proporzione del prezzo. Oltracciò, fra le monete dello stesso metallo si stabiliscono i prezzi secondo la proporzione della materia ch’esse contengono; e questa è piú tosto una manifestazione del conio che una legge di proporzione. Da questo abuso di parlare n’è venuto l’altro, che, quando la moneta cambia proporzione col grano, per esempio, non si dice che la moneta sia incarita o avvilita, come la veritá vorria che si dicesse, ma si dice del grano: solo, se il rame si varia coll’argento, si dice alterarsi la moneta.

Or questa proporzione stabilita dall’autoritá della legge, senza potersi secondo i movimenti naturali mutare, è stata in ogni tempo ed è la fonte de’ gravi mali che può avere nell’intrinseco suo la moneta. Anzi tutti gli altri, quale è la falsificazione e il tosamento, traggono la loro malignitá da questo: che mutano la naturale proporzione senza che si muti quella che dalla legge è data. E ’l male, che si genera da una proporzione non naturale del valore, è questo. Essendo il valore la proporzione tra il possedere una cosa o un’altra, quando esso si sta ne’ termini naturali, solo quella gente, a cui vien bisogno dell’una delle due, si dispone a cambiarla coll’altra; il resto degli uomini no: ma, cambiandolo, forza è che una delle due cose acquisti minor valore del giusto, l’altra piú. Dunque sará vantaggioso, anche a chi non gli bisogna, dar l’una e prender l’altra. Ecco nata una via di guadagnare non dalla natura ma dalla legge: ecco nato un commercio, che tutti, senza fatica, senza talenti, sanno e possono fare. Dunque quella cosa, che è valutata meno del natural valore, scarseggerá, sovrabbondando l’altra che se l’è sostituita; né potrá, stante la forza della legge,