Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/270

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e, siccome a molti rincrescerà muover guerra a quel principe, che gli può in un tratto spogliare ed impoverire, sarà la repubblica sempre avversa dal guerreggiare. Quella repubblica, che non è pronta e risoluta a combattere, conviene che sia inclinata a servire; e perciò gl’impieghi fatti da’ repubblicani negli Stati, ove hanno fatto commercio, è una conquista che questi Stati tornano a fare delle ricchezze, che sembravano rapite loro. Adunque, se un principato vuol restar libero, non faccia straricchire i sudditi suoi.

Ma, per l’altra parte, se noi riguarderemo che gli statuti, i quali non sono ordinati a render dolce la vita nostra, sono più speciosi che buoni, disprezzeremo le leggi di Licurgo e di tanti che l’hanno imitato, che rendono libera o temuta, ma infelice e misera una società, ed ameremo che gli uomini, ovunque abbiano avuto in sorte di nascere, possano innocentemente affaticarsi, ingrandirsi e traspiantarsi poi dovunque vogliano a godere delle fatiche; e intanto prenda il cielo in cura, come è dovere, i regni e le potestà. Una libertà ostinata, custodita con costumi feroci e crudeli, come usarono gli antichi popoli, a me sembra peggiore della servitù. Né gli elogi lusinghieri degli scrittori m’abbagliano tanto, ch’io non conosca essere incomparabilmente migliori i tempi nostri, in cui i popoli sudditi, per la dolcezza de’ costumi e per la santità della religione, sono più felici delle antiche nazioni libere, sempre intrise di sangue o domestico o straniero.