Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/297

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capo primo 291


Ne’ secoli d’ignoranza gli uomini prendevano tanto spavento degli accidenti del caso e della fortuna, che, non altrimenti che da un cavallo indomito e calcitrante, fuggivanla paurosi e da lei cercavano salvarsi alla meglio. La luce delle vere scienze scoperse finalmente niuna cosa esser meno fortuita del caso, avere le sue vicende un ordine costante ed una regolata ragione, e potersi tra il certo presente e l’incerto avvenire trovar proporzione. Così, quetata a poco a poco la paura, cominciarono gli uomini, domesticatisi colla fortuna, a trattarla ed a giocarvi intorno. S’udì la prima volta disputare della giustizia ne’ giuochi di pura sorte; e l’arte d’indovinare, tanto vilipesa, divenne in mano del Bernoulli figlia delle matematiche e della veritá. Da’ giuochi si passò a cose piú serie; e furono le navigazioni, le vite degli uomini e le ricolte delle campagne, state giá tanto tempo scherno della sorte, furono, io dico, misurate, apprezzate e contro l’arbitrio della fortuna assicurate, ponendole la prudenza umana le redini e le catene. Fu allora conosciuto che il valore intrinseco era sempre mutabile secondo i gradi di probabilitá, che si aveano, a dovere o non dover godere di qualche cosa; e si conobbe che cento ducati lontani dalla mano d’alcuno, quando hanno novanta gradi di probabilitá a non perdersi e dieci a perdersi, diventano novanta ducati presenti, e per novanta s’hanno a valutare in qualunque contratto o di giuoco o di baratto. Così, mediante le matematiche, furono raddrizzate molte convenzioni e richiamatavi quella giustizia, che le tenebre delle false scienze ne aveano discacciata. L’ardire degli uomini incontro al caso fu calcolato e ristretto tra limiti certi e stabiliti.

Quindi nacquero il cambio e l’interesse, fratelli tra loro. L’uno è l’eguagliamento tra il danaro presente e il danaro lontano di luogo, fatto con un soprappiú apparente, che s’aggiunge alle volte al danaro presente, alle volte al danaro lontano, per render eguale il valore intrinseco o dell’uno o dell’altro, diminuito dalla minor comoditá o dal maggior pericolo. L’interesse è la stessa cosa fatta tra il denaro presente e il lontano di tempo, operando quello stesso il tempo, che fa il