Pagina:Garibaldi - Memorie autobiografiche.djvu/22

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10 PRIMO PERIODO.


Con che diletto io mi avventava al balcone per udire i loro popolari canti, gli armonici loro cori! Essi cantavano d’amore, e m’intenerivano, mi inebriavano, per un affetto allora insignificante. Oh! se mi avessero cantato di patria, d’Italia, d’insofferenza, di servaggio! E chi aveva insegnato loro ad esser patrioti italiani, militi della dignità umana? Chi ci diceva a noi giovani che v’era un’Italia, una patria da vendicare, da redimere? Chi? I preti, unici nostri istitutori! Noi fummo cresciuti come gli Ebrei! E non ci additarono per premio, per meta della vita che l’oro!

Intanto l’addolorata madre mia, preparavami il necessario per il viaggio a Odessa, col brigantino Costanza, capitano Angelo Pesante1 di Sanremo, il miglior capitano di mare ch’io m’abbia conosciuto.

Se la nostra marina da guerra prendesse l’incremento dovuto, il capitano Angelo Pesante dovrebbe comandare uno dei primi legni da guerra, e certamente non ve ne sarebbero meglio comandati. Pesante non ha comandato bastimenti da guerra, ma egli creerebbe, inventerebbe ciò che abbisogna in un barco qualunque, dal palischermo al vascello, per portarli allo stato di onorare l’Italia.

E qui devo ricordare, in caso d’una guerra marittima, dover il nostro paese far capitale della sua brava marina mercantile, semenzaio di valorosi marinari non solo, ma di prodi ufficiali capaci del loro dovere anche nelle battaglie.

Feci il mio primo viaggio a Odessa. Cotesti viaggi son diventati così comuni, che inopportuno sarebbe lo scriverne.

Il mio secondo viaggio lo feci a Roma con mio padre a bordo della propria tartana Santa Reparata.

Roma! E Roma... non dovea sembrarmi se non la capitale d’un mondo: oggi la capitale della più odiosa


  1. Morto da vari anni, ma vivente quando principiai le mie memorie.