Pagina:Garibaldi - Memorie autobiografiche.djvu/37

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capitolo nono. 25

voga la barca! allegrissimi del nuovo modo di navigare, e fieri del pericolo alla vista dell’Americano che ci applaudiva, e de’ compagni che pregavano forse più per la salvezza della carne che per la nostra, noi ci avventurammo nell’onda. Per un tratto non andava male, ma giunti ai più lontani e più forti frangenti, eravamo alcune volte sommersi da quelli, e rigettati verso la costa, ch’era il peggio. Passammo con serie difficoltà tutti i frangenti, quindi una non minore, e per noi invincibile trovavasi fuori de’ frangenti, ove in una profondità di quattro braccia1 la corrente del fiume era assai forte, e ci trasportava a scirocco lungi dalla Luisa. Altro rimedio non vi fu se non quello di mettersi alla vela la sumaca e venire in traccia nostra sino a poterai gittare una cima. Fummo salvi allora e con noi la carne tutta, a cui gli affamati nostri compagni diedero dentro maravigliosamente.

Nell’altro giorno, passando una palandra (piccolo barco da fiume), immaginai comprare da quella la lancia che si vedeva su coperta. E realmente mettemmo alla vela, abbordammo la palandra che donò di buon grado il richiesto palischermo col cambio di trenta scudi.

Passammo quel giorno ancora alla vista della punta di Jesus Maria, aspettando vanamente intelligenze da Montevideo.


Capitolo IX.


Nell’altro giorno, trovandoci all’àncora un poco al mezzogiorno della punta suddetta, apparirono due lancioni dalla parte di Montevideo, che credemmo amici, ma, siccome non avevano il segno ’convenzionale d’una rossa bandiera, io credetti a proposito d’aspettare alla vela, e salpammo tenendoci alla cappa colle armi preparate.


  1. Si ricordi il lettore che il Rio do la Plata ha un’imboccatura di cento miglia di largo.