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vere alle sue veglie Giuseppe Parini, che lasciò scritte sul di lei conto parole che bastano ad immortalarla, e fu larga di amicizia e di conforti a quella insigne donna che fu Maria Gaetana Agnesi. — A Venezia pure si circondò di tutte le celebrità; visitò a Firenze il Granduca Pietro Leopoldo, poi si recò a Roma e a Napoli, dove poco si trattenne, niente affatto piacendole la Corte di Ferdinando.

Passata in Francia, si compiacque anche colà della conversazione dei dotti e avvicinò Rousseau, Voltaire, ed altri, e procurò la buona riuscita della missione di cui l’aveva incaricata Re Vittorio Amedeo III, di chiedere cioè a Re Luigi XV la mano della nipote Maria Clotilde, per il principe ereditario. Ma non erano le donne intellettuali come lei che potessero avere influenza sul volgare animo di quel Re, e la cosa rimase, per allora, insoluta, poiché Luigi non gradiva né i suoi modi, ne la sua conversazione, e poco la curò. Però quel matrimonio si concluse appena fu Re Luigi XVI, al quale e a sua moglie, Giuseppina fu carissima, forse destando loro subito simpatia l’essere essa cognata della Principessa di Lamballe. E tanto essa ebbe potere su quel Re, che Beniamino Franklin, da lei conosciuto in quel tempo, venuto in Francia a chiedere l’intromissione di Luigi XVI, perchè l’Inghilterra non incrudelisse più con la sua patria, affidò a lei il delicato incarico, ed essa riuscì a fargli riconoscere la indipendenza degli Stati Uniti.

Rimasta vedova nel 1780, allorché suo figlio, Carlo