Pagina:Georgiche.djvu/36

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E tu vieni, Aristeo de’ boschi amico,
20A cui trecento candidi giovenchi
Pascon le macchie erbifere di Cea.
Nè a te, guardian di pecore, per quanto
Ami il Menalo tuo, lasciare incresca,
O Pan, le selve del natìo Liceo.
25Vieni, o inventrice de la pingue uliva,
Minerva, e tu del curvo aratro autore,
Fanciullo Osiri, e tu, Silvan, portando
Il tuo tenero in man svelto cipresso.
Venite e voi, dei tutti e dee che i campi
30In guardia avete, e quei, che i nuovi germi
Con occulta virtù nutrite, e quelli
Che ai prati erbosi e ai seminati solchi
Dal ciel versate le feconde piogge.

     E tu primier, che con qual nome ancora
35Invocare io non so, ne qual fra i numi
Vorrai seggio occupar, Cesare, o sia,
Ch’emulo a Giove de la terra accetti
L’ampio governo, e a le città presieda,
E coronato dal materno mirto
40Te correttor de le stagioni, e largo
Dispensator de’ frutti il mondo adori;
O a te più piaccia de l’immenso mare
L’umido regno, onde il nocchier t’invochi