Pagina:Georgiche.djvu/49

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E in compagnia del sol sirio tramonta,
Si seminan le fave, e il pingue solco
Accoglie in sen la medica trifoglia,
345E l’annua sua cultura il miglio chiede.
Ma se al frumento e al vigoroso farro
Il suol prepari, e di spigosa messe
Solo ti cale, de le sette aspetta
Figlie d’Atlante il mattutin tramonto,
350E che dinanzi al sol nascente sfugga
D’Arïanna la lucida corona,
Pria che de l’anno le speranze, e il vano
Seme a la terra non disposta affidi.
Molti che pria del tramontar di Maia
355Vollero cominciar, con vôte spiche
Poscia deluse l’aspettata messe.
Chè se il vile fagiuol, se l’umil veccia,
E seminar la pelusiaca lente
Tu non isdegni, non oscuro e certo
360Dal cader di Boote indizio avrai
Del quando il deggia; allor comincia, e l’opra
Prolunga pure a la metà del verno.

     Egli è per ciò che l’aureo sol scorrendo
Su i dodici del ciel segni divisi
365Regola il mondo, e le stagioni alterna.
Partesi il globo in cinque zone, e l’una