Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/102

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84 LA GERUSALEMME

L.


     Venia per far nel barbaro omicida
Dell’estinto Dudone aspra vendetta;
E fra’ suoi giunto, alteramente grida:
396Or qual indugio è questo? e chè s’aspetta?
Poich’è morto il Signor che ne fu guida,
Chè non corriamo a vendicarlo in fretta?
Dunque in sì grave occasion di sdegno
400Esser può fragil muro a noi ritegno?

LI.


     Non, se di ferro doppio, o d’adamante
Questa muraglia impenetrabil fosse,
Colà dentro sicuro il fero Argante
404S’appiatteria dalle vostr’alte posse.
Andiam pure all’assalto: ed egli innante
A tutti gli altri in questo dir si mosse;
Chè nulla teme la sicura testa
408O di sassi o di strai, nembo o tempesta.

LII.


     Ei crollando il gran capo, alza la faccia
Piena di sì terribile ardimento,
Che sin dentro alle mura i cori agghiaccia
412Ai difensor d’insolito spavento.
Mentre egli altri rincora, altri minaccia,
Sopravvien chi reprime il suo talento:
Chè Goffredo lor manda il buon Sigiero,
416De’ gravi imperj suoi nunzio severo.