Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/106

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88 LA GERUSALEMME

LXII.


     Or rimira colui, che quasi in modo
D’uomo che consigli, sta dall’altro fianco:
Quegli è Raimondo, il qual tanto ti lodo
492D’accorgimento, uom già canuto e bianco.
Non è chi tesser me’ bellico frodo
Di lui sapesse, o sia Latino o Franco.
Ma quell’altro più in là, ch’orato ha l’elmo,
496Del Re Britanno è il buon figliuol Guglielmo.

LXIII.


     V’è Guelfo seco, egli è d’opre leggiadre
Emulo, e d’alto sangue, e d’alto stato.
Ben il conosco alle sue spalle quadre,
500Ed a quel petto colmo e rilevato.
Ma ’l gran nemico mio tra queste squadre
Già riveder non posso, e pur vi guato.
Io dico Boemondo il micidiale,
504Distruggitor del sangue mio reale.

LXIV.


     Così parlavan questi; e ’l Capitano,
Poi ch’intorno ha mirato, ai suoi discende.
E perchè crede che la Terra invano
508S’oppugneria, dove il più erto ascende;
Contra la porta aquilonar, nel piano
Che con lei si congiunge, alza le tende;
E quinci procedendo, infra la torre
512Che chiamano Angolar, gli altri fa porre.