Pagina:Gerusalemme liberata I.djvu/118

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98 LA GERUSALEMME

XIV.


     Che sian gl’Idoli nostri a terra sparsi?
Che i nostri altari il mondo a lui converta?
Ch’a lui sospesi i voti, a lui sol’arsi
108Siano gl’incensi, ed auro e mirra offerta?
Ch’ove a noi tempio non solea serrarsi,
Or via non resti all’arti nostre aperta?
Che di tant’alme il solito tributo
112Ne manchi, e in voto regno alberghi Pluto?

XV.


     Ah non fia ver, chè non sono anco estinti
Gli spirti in noi di quel valor primiero,
Quando di ferro e d’alte fiamme cinti
116Pugnammo già contra il celeste impero.
Fummo, io nol nego, in quel conflitto vinti;
Pur non mancò virtute al gran pensiero:
Ebbero i più felici allor vittoria;
120Rimase a noi d’invitto ardir la gloria.
 

XVI.


     Ma perchè più v’indugio? Itene, o miei
Fidi consorti, o mia potenza e forze:
Ite veloci, ed opprimete i rei,
124Prima che ’l lor poter più si rinforze;
Pria che tutt’arda il regno degli Ebrei,
Questa fiamma crescente omai s’ammorze:
Fra loro entrate, e in ultimo lor danno
128Or la forza s’adopri, ed or l’inganno.